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Più che auguri, scusate.

Era l’8 marzo 2012, esattamente un anno fa una collega, Antonella, scriveva un articolo sulla festa della donna, sul suo significato. Vi invito a rileggerlo trecentosessantacinque giorni dopo (https://quarantannindue.wordpress.com/2012/03/07/una-mimosa/).

Nel 2012 Antonella si lamentava di una figura femminile bistratta sul lavoro, costretta a firmare dimissioni in bianco, nel caso resti incinta. Donne che entrano in parlamento solo per colpa delle quote rosa, che sono in netta minoranza nei ruoli dirigenziali, non perché minorate, ma perché  costrette a scegliere tra carriera e famiglia.

Donne che, per colpa di compagni o famigliari dementi, vengono picchiate, insultate e persino stuprate. Donne che per proteggere i figli o per cercare in qualsiasi modo di salvare la famiglia, sopportano tutto questo e molto altro.

Tutte queste accuse venivano mosse nel 2012, già, un anno fa. E oggi cosa è cambiato? Nulla. Ed è per questo, in occasione di questa festa (forse fin troppo strumentalizzata da fiorai e discoteche),che mi sento in dovere di caricarmi, in quanto uomo, di colpe di altri uomini, e chiedere scusa.

Chiedere scusa per chi vi ha impunemente picchiato, maltrattato, chi vi ha assunto solo perché avete un bel culo, senza saggiare la vostra immensa intelligenza. Chiedere scusa per chi vi fa scegliere tra la gioia più bella per una donna, avere un figlio, e il diritto a una carriera che anni di studio vi hanno fatto bramare. Chiedere scusa per chi vi tratta come oggetti, chi vi tratta come cameriere, chi vi tratta come bestie inferiori.

In un anno non è cambiato nulla, ci rivedremo tra 365 giorni, speriamo in bene.  A me non resta che chiedervi ancora scusa e augurarvi UNA BUONA FESTA DELLA DONNA, godetevela.

 

Alberto

 

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Un personale augurio a Betò.

Betò, così lo chiamano i suoi collaboratori milanesi, soprattutto quelli giovani. Sto ovviamente parlando Umberto Ambrosoli, candidato alla presidenza della regione Lombardia. Nella breve storia di questo blog solo un’altra volta ho pubblicato un articolo a favore di un candidato. L’ultima volta non ha portato molto bene, spero che stavolta sia diverso.

Il mio endorsment non sposterà un voto, non indirizzerà una preferenza, ma sarà comunque una testimonianza, la testimonianza di un impegno che ho voluto portare avanti per favorire l’ascesa del candidato del centro sinistra, il miglior candidato, secondo il mio punto di vista, sia se confrontato con i suoi avversari, sia rispetto ai candidati passati della stessa parte politica.

Migliore perché: perché competente, chiaro, schierato, onesto e normale. La normalità è la caratteristica che più di tutte ho notato quando ho avuto l’occasione di conoscerlo, per poco tempo, mentre era in visita a un complesso industriale (Latteria Soresina). Una normalità che spiazza, in un mondo di politicanti truccati come accompagnatrici d’alto borgo, una normalità che porta a una percezione diretta delle idee di cui si fa portatore, idee che non vengono lanciate dall’alto, come se il tuo interlocutore sia troppo altolocato, intelligente e scolarizzato per parlare con te. Altra caratteristica che ho colto dai suoi vari discorsi (l’ultimo a cui ho partecipato ieri mattina a Milano) è la competenza: competenza che deriva da anni di studi. Non bastano le lauree ha rendere competenti le persona, serve che queste vivano il percorso di studi, che non lo vedano come un obbligo o un solo come un modo di far soldi. Di questo tipo di competenza è dotato Ambrosoli, una competenza che non si traduce per forza in linguaggio elevato o discorsi sui massimi sistemi. La sua competenza si traduce in ragionamenti argomentati in modo così chiaro e efficace da rendere comprensibile qualsiasi argomento.

 

Dopo aver spiegato perché, ovviamente secondo il mio parere, Ambrosoli è migliore degli altri, voglio passare a un altro perché: perché: votarlo a questo punto? Potremmo passare settimane a elencare i guai e gli scandali della precedente amministrazione regionale, dalla discarica di amianto a Cappella Cantone ( a un tiro di schioppo da casa mia) alla ‘ndrangheta. Potremmo passare del tempo anche a descrivere il comportamento della Lega in Lombardia, da Boni al “mai più con Berlusconi” con le ramazze in mano, ma non vogliamo far cambiare aria alla regione Lombardia, non spazzare il pavimento. 

Votare Ambrosoli significa: 75% delle tasse al nord! ovviamente scherzo. Significa un nuovo modello di governance, nuova trasparenza, nuovi posti di lavoro, nuova valorizzazione delle risorse europee, dimezzamento dei compensi di consiglieri, assessori e del Presidente stesso, più trasporti pubblici e una migliore sanità. Perché dobbiamo smettere di ripeterci che Lombardia è un eccellenza, cerchiamo invece di renderla tale, davvero, legalmente.

 

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Delazion, ossia feci e suini in regione.

Strano caso (si fa per dire) quello delle feste della Regione Lazio, quasi inconsciamente legate alle solite frasi dell’antipolitica che non starò a ripetere per senso di decenza. Sembra quasi si tratti di una strana forma di contrappasso terrestre: coloro che in vita sono maiali saranno costretti ad indossare maschere da maiale in ben due party (costo della pena per i contribuenti: 20 mila euro a festa), coloro che in vita hanno governato in un certo qual modo in quel modo finiranno.

Nel Canto XVIII dell’Inferno, Dante pose gli adulatori nello sterco, un caso che quest’ultima festa sia stata organizzata proprio da membri del PDL? Ma al di là della facile ironia e dell’indecenza di queste feste, del loro essere presentate come incontri politici (ecco forse perché l’Italia va a rotoli), ciò che più sconcerta è sicuramente la spesa di soldi pubblici per l’organizzazione di eventi che dovrebbero interessare i cittadini, che dovrebbero anzi permettere una migliore permeazione dei comuni mortali nell’ambito amministrativo, questo è forse in fondo il gesto più immondo del PDL laziale: l’allontanamento della società comune, l’isolamento in palazzi d’oro, un po’ come il leader nazionale ha sempre fatto del resto, salvo poi fingersi “del popolo”.

Per par condicio cito i festeggiamenti del PD laziale per “Un anno di opposizione nel Lazio”, a base di vini pregiatissimi ed un’assenza di motivi per festeggiare. Nessun confronto con le feste della maggioranza tiene molto ma sicuramente anche i consiglieri democratici hanno le loro colpe, si fossero ritrovati in un’osteria “de li Castelli” forse sarebbe stato meglio. Avessero rinunciato ai cospicui finanziamenti regionali sarebbe stato anche meglio probabilmente.

Una curiosità un po’ personale: al party della m***a era presente anche la pidiellina Veronica Cappellaro, ex moglie del nipote Almirante, che ha speso 26 mila euro in “cene sociali” ed altri mille per un servizio fotografico. Mio padre, che durante le manifestazioni è sempre stato dalla parte opposta rispetto al nonno dell’ex marito, inizia a rimpiangerlo. Credo di capirlo.

 

R.

 

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Nel nome del padre, del figlio…

2500 euro. Questo è quanto è stato stanziato da Regione Lombardia per l’acquisto di crocefissi.

Questo era stato deciso da una legge votata da Pdl e Lega. I primi crocefissi sono gia stati appesi al Pirellone. Per ora ne sono visibili otto: uno nell’Aula in cui si riunisce proprio il Consiglio regionale, 4 nelle sale delle Commissioni, uno in quella in cui si riunisce l’Ufficio di presidenza e due, i più immediatamente riconoscibili, agli ingressi principali del palazzo: su via Fabio Filzi, da dove entrano dipendenti e pubblico, e su piazza Duca D’Aosta, ingresso di rappresentanza.

A quanto pare per ora sono stati spesi 272 euro per otto crocefissi. A conti fatti, spendendo l’intera somma, saranno appesi circa 73 crocefissi e mezzo.

Personalmente, essendo cattolico, non mi dispiace da un lato vedere appesi simboli della mia religione. Dall’altra parte, per come concepisco io la religiosità, non concepisco un’eccessiva enfatizzazione e esibizione di simboli, di qualsiasi religione, perché credo che la fede sia qualcosa di privato e personale.

Però ci sarà qualcuno che ha bisogno di mettere in mostra che Regione Lombardia è cattolica, forse per un insicurezza e paura di “invasione”.

 

Una battuta per chiudere: 34 euro per un crocefisso mi sembra un pò troppo, non ci sarà sotto qualche magna magna?

 

Alberto

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Parole che ammanettano.

Sallusti rischia 14 mesi di carcere per diffamazione. La cassazione ha confermato la sentenza.

Al centro del processo gli articoli, ritenuti diffamatori nei confronti del giudice tutelare di Torino Giuseppe Cocilovo, pubblicati sul quotidiano Libero nel 2007 e riguardanti il caso di un aborto di una ragazza tredicenne. L’accusa per Sallusti era quella di diffamazione aggravata in relazione ad un corsivo, firmato con lo pseudonimo ‘Dreyfus’.

C’è la possibilità che si aprano le porte del crarcere per ex direttore del Giornale, si è infatti dimesso subito dopo la notizia. Il tribunale di sorveglianza di Milano, attesi i tempi tecnici, dovrà decidere se spiccare mandato di cattura o eventualmente disporre misure alternative.

 “non voglio misure alternative” così avrebbe dichiarato Sallusti.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano esaminerà con attenzione la sentenza. E’ quanto si apprende dal Quirinale. Anche dopo la sentenza, dunque, il capo dello Stato conferma la propria attenzione alla vicenda, come aveva fatto sapere il suo portavoce Pasquale Cascella su twitter.

La vicenda ha scatenato lo sconcerto sia nel mondo giornalistico che in quello politico.

“E’ una sentenza sconvolgente, ci sentiamo tutti Sallusti..”. E’ il primo commento di Franco Siddi, segretario generale della Federazione nazionale della stampa, che poi propone a tutti i direttori di quotidiani di uscire domani con spazi bianchi in prima pagina in segno di protesta.

Si tratta di un fatto davvero inquietante, che può creare un precedente pericoloso.

Alberto

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Col senno di poi.

Oggi si è riunita la conferenza delle regioni a Roma.

L’intento è nobile: trasparenza, controllo sui gruppi, nel senso di una riduzione del loro numero e del loro finanziamento.

Mossa banale e logica dopo il boom di scandali che hanno investito le regioni, infatti non si era mai vista una tale concentrazione di squadre della guardia di finanza ai palazzi delle regione come in questi anni.

“Il Presidente della Repubblica ha espresso il suo apprezzamento per la sensibilità e la disponibilità così dimostrate in un momento particolarmente critico della vita istituzionale del paese”

Questo si legge in una nota del Quirinale, dopo la riunione del pomeriggio. Questi sono i temi principali che i governatori presenteranno a Napolitano e a Catricalà, che potranno porre alcune osservazioni.

Questi i tre punti. Primo, la trasparenza: fatture, contratti, tracce dei soldi spesi e ricevuti, tutto possibilmente on line.

Secondo: il controllo di bilanci e risorse da affidare alla Corte dei Conti.

Terzo: una immediata e inevitabile riduzione drastica dei fondi destinati ai gruppi; il quantum della riduzione non sarebbe ancora stato definito, il criterio sì: con un allineamento dei costi su quelli delle Regioni più ‘virtuose’, che ai gruppi destinano di meno, come Emilia Romagna, Toscana, Lombardia.

Quindi si proseguirà con l’obiettivo di tradurre i propositi in legge, possibilmente con un Decreto che anticipi il Ddl costituzionale sulle competenze e i controlli delle Regioni.

Arrivati qui, la legge sarà  una traccia, su cui i Governatori potranno decidere di fare ulteriori tagli in modo indipendente. Si tratta del caso di Vendola, che ha dichiarato di voler tagliare il proprio compenso di 50mila euro.

Il mio commento personale sta tutto nel titolo.

 

Alberto

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Un passo indietro, grazie.

Lascia il governatore del Lazio. Lascia, schiacciata dalle polemiche scatenate intorno al suo entourage.

Schiacciata dal peso di Er Batman, pardon, dal peso delle accuse a lui rivolte si dimette dall’incarico e lo comunica in una conferenza stampa proprio stasera, intorno alle 8.

 «Comunico ciò che ho detto ieri a Napolitano e poi a Monti: le mie dimissioni irrevocabili da presidente della Regione Lazio».

Si dimette, difendendo l’operato della sua giunta, in cui ha sempre creduto.

«Con il blocco della mia azione riformatrice ci saranno gravi ripercussioni sul Paese: abbiamo fatto 5 miliardi di tagli perchè lo volevamo e perchè abbiamo avuto come effetto il dimezzamento del disavanzo sanitario portandolo a 700 milioni»

Il governatore è furioso, è straconvinta di aver lavorato bene fino a quel momento e qualcuno non abbia voluto che lei continuasse.

«La Regione Lazio di Renata Polverini ha lo stesso rating del governo Monti, ce lo hanno comunicato venerdì durante il consiglio sui tagli».

«Ho interrotto il cammino di un consiglio non più degno di rappresentare il Lazio: questi signori li mando a casa io». «Arriviamo qui puliti: mai avrei immaginato che con quelle ingenti risorse tutti, nessuno escluso, facessero spese sconsiderate ed esose», ha detto.

Poi, come un bambino pizzicato con le mani nella marmellata, comincia a giocare allo scrica barile.

«Da domani ciò che ho visto lo dirò. Le ostriche viaggiavano comodamente già nella giunta prima di me, quindi io non ci sto, non ci sto alle similitudini e nessuno si permetta di dire una parola su me e i miei collaboratori». Polverini parla di «personaggi da operetta che non era accettabile mantenere in un luogo prestigioso come il consiglio regionale, hanno fatto cose raccapriccianti».

La decisione di dimettersi è maturata dopo gli sviluppi che rendono concreto il raggiungimento dei 36 consiglieri dimissionari, con l’Udc che ha annunciato alla Presidente della Regione l’intenzione di ritirare la fiducia dei suoi consiglieri, quello di Fli si è dimesso e quello dell’Api ha dato la sua disponibilità.

La Polverini è andata dritta per la sua strada, decisa a non seguire la volontà dei vertici, che la volevano rivalutare a paladina delle pulizie, che aveva tolto il marcio dal consiglio regionale laziale (come ha invece fatto un certo Maroni della Lega, non so se lo conoscete).

A tutta questa vicenda un solo commento: Roberto, ora tocca a te!

 

Alberto